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Essere spirituale è una definizione che spesso trae in inganno. L’abitudine alle etichette, tipica del linguaggio corrente, rischia di creare più limiti che opportunità. Vediamo perché.

Essere spirituale 

Qualche volta, parlando con gli studenti dei corsi, emerge (senza alcuna cattiva intenzione, nella maggioranza dei casi), una frase simile a: “quella persona non è spirituale“, riferendosi a qualcuno che non pratica una disciplina naturale, o una qualche forma di meditazione, channeling, che non è ascetica, etc.

Nei casi negativi è capitato di sentire che qualcuno ha definito “non spirituale” una persona, perché guadagna del denaro da un’arte del benessere o perché svolge un lavoro molto pratico.

Tutte queste sono trappole della mente: le definizioni stesse sono trappole, se dai loro troppa importanza. Nel momento in cui diamo una definizione abbiamo creato dei limiti, dei confini ristretti… anche a noi stessi.

E come ben sappiamo, lo spirito non può averne :-)

 

 

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spiritualità = amore per ciò che fai

 

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Falegnami, idraulici ed artisti…

 

Hai mai visto un lavoro di intaglio o intarsio nel legno, che esprime tutto l’amore del suo autore verso il soggetto che ha rappresentato, o verso la materia lavorata? Ti sei mai soffermato a respirare l’essenza di un quadro di Caravaggio?

Che cosa hai provato?

Eppure non è detto che si tratti di individui dalla personalità meditativa o ascetica : anzi, proprio Caravaggio ha vissuto una vita di fughe, risse, alcool, duelli, trionfi e rovine! Eppure, se ti fermi davanti ad una sua opera, vieni catturato da una sensazione trascendentale.

Tutto questo lo rende un essere spirituale?  A mio parere sì.  Nel momento in cui dipingeva lo era, perché in quei momenti si apriva ad una connessione quantica con un’esperienza più grande, da cui attingeva ispirazione.

 

 

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Opera di Caravaggio: Cena in Emmaus. fonte: expedia

 

 

Ho sempre pensato che anche un idraulico (o un muratore, o chiunque svolga un lavoro materiale), se nella sua attività ci mette TUTTO SE STESSO , inteso come unione di corpo, mente e spirito, è un essere spirituale.

Chi svolge il proprio lavoro con vero amore e passione, e grazie a quel mestiere esprime il proprio valore personale, è un essere spirituale.

Mentre, per contro, mi è capitato di incontrare degli “operatori di luce” che di spirituale avevano poco: la loro attività mirava esclusivamente a creare un gruppo dove comandare e manipolare, impedendo l’evoluzione individuale dei partecipanti.

Qui sta la vera distinzione: l’interiorizzazione. Non è partecipando a riti sciamanici ogni fine settimana che possiamo definirci “esseri spirituali”, ma accettando la sfida di diventare ESSERI COMPLETI: unione ed armonia tra materia, mente, emozioni, anima profonda, energia vitale.

 

La New Age ? Per molti versi è un’altra forma di religione 

 

Chi mi conosce e lavora con me da anni, sa che mi distanzio volentieri dalle definizioni “new age”.

Non amo le descrizioni “percorso spirituale”, “abbraccio di luce”, “operatore di luce”, ecc., anche se per esigenze di linguaggio sono costretta ad usarle, di tanto in tanto.

Non le amo perché implicano una sorta di “iniziazione superiore” rispetto al resto del genere umano. 

So che questa dichiarazione mi rende antipatica a molti, me ne sono fatta una ragione già da tempo :)
Ho provato per lunghi anni ad adeguarmi alle regole non scritte della new age (giusto perché fin da giovane mi occupo di discipline naturali e all’inizio pareva giusto adeguarmi), però è più forte di me. Non le posso condividere così come sono: mi mettono fortemente a disagio.

Per come la vedo, l’unica differenza tra un “operatore di luce” e un programmatore di computer o un contadino è che ad ognuno piacciono cose diverse; non esiste una casta evolutiva superiore. Ciò che li accomuna è che hanno tutti il compito di mettere in pratica i loro talenti meglio che possono.

 

Affinità tra le religioni e la new age 

A volte si confonde il fatto di praticare discipline definite “spirituali” con il fatto di essere spirituali, ma le due cose non coincidono per forza.

Molti schemi mentali che caratterizzano il pensiero new age, infatti, presentano pericolose affinità con le chiusure tipiche delle religioni codificate: negazione della materia, condanna delle emozioni forti (considerate “negative”, come la rabbia), pensiero positivo esibito ad oltranza in veste di sostituto all’azione concreta, l’abitudine ad “affidare all’entità superiore” tutto ciò che non abbiamo voglia di impegnarci a risolvere da soli, la pergamena-premio a chi prega di più, le pratiche quotidiane obbligatorie e possibilmente rivolte verso la foto del guru, ecc…

Un conto è il training di preparazione, che richiede un allenamento costante come in palestra (ma ad un certo punto finisce o si modifica, e non è mai sottomesso ad un personaggio), un altro è fuggire dalla religione pensando di liberarsi da una prigione, per andare in un’altra illudendosi di aver fatto un cambiamento, replicando poi gli stessi condizionamenti limitanti, solo con un nome diverso.

Intendiamoci: non sto criticando nessuno che sceglie di seguire questa visione. Io stessa ne ho fatto parte all’inizio del mio viaggio interiore, quindi la conosco molto bene e so che un neofita, in quanto tale, non possiede gli strumenti per valutare correttamente una nuova esperienza. Ci si affida al gruppo e si segue la corrente.

 

Ma essere spirituale è qualcosa di diverso, me ne sono resa conto solo dopo molto tempo… e molti errori :)

 

La semplicità del Tao per l’essere spirituale

 

Ciò che ho amato fin dall’inizio esplorando la medicina cinese antica (sciamanica) e la filosofia taoista, è la semplicità. Una semplicità molto umana, ma nello stesso tempo saggia.

Chi si ispira al Taoismo segue un solo principio fondamentale: realizzarsi nell’essere totalmente se stesso. Completo, unico, armonioso. Non esiste il giudizio sul bene o sul male, esiste la COERENZA con il proprio Sè, verso l’equilibrio.

Ecco perché le pratiche, prima fisiche e solo dopo trascendentali, mirano alla longevità: più tempo rimaniamo incarnati, più abbiamo l’opportunità di imparare lezioni di vita, metterci in gioco, superare i limiti, trovare il nostro “suono” unico ed individuale da diffondere nell’universo. 

 

Secondo il taoismo l’Uno (l’energia affinata di cui tutti facciamo parte) è ovunque, non solo dentro chi è ascetico o pratica le tecniche naturali.

 

Tutto questo esclude ogni forma di confronto con gli altri e di competizione per il territorio (fisico, mentale, emotivo): ognuno di noi è un cosmo in mutamento perenne. 

Non esistendo il giudizio sul bene o sul male, non ci sono emozioni giudicate negative a prescindere (quindi ecco come far scomparire i sensi di colpa), perché ogni forma di espressione (ed ogni reazione), riguarda unicamente chi la vive, non gli altri.

E’ armonioso? E’ disarmonico? E’ coerente con ciò che sono? Da qui si parte per l’autocoltivazione ed il miglioramento personale (puoi saperne di più visitando la pagina sui miei ideali, da questo link).

 

In poche parole, l’ego (mente condizionata) viene escluso dal discorso, cessa di esistere perché resta senza ruolo o spazio. Esiste una via più lineare e semplice a cui ispirare la propria vita? Finora non ne ho trovate.

 

Dalla via dell’evoluzione non si torna indietro

 

Lasciarsi dietro le spalle le definizioni ed i ruoli è una delle fasi più liberatorie nell’esplorazione interiore. Fin quando cerchiamo di far parte di un gruppo (attraverso le parole, i comportamenti, le idee), navighiamo nell’obbligo di prostituire la nostra essenza in cambio di un’illusoria approvazione esterna.

Tutto questo è dettato dalla paura: la forza più potente che la mente usa per tenerci bloccati (… e non solo la mente! ).

Essa non fa che allontanarci dal suono, dalla frequenza che ci appartiene, che è unica. Fin quando ci uniformiamo alla frequenza di gruppo, invece di condividere la nostra, non possiamo sviluppare in pieno il valore che possiamo dare al mondo.

Nel momento in cui la paura del rifiuto e della solitudine viene superata, appare IL RADICAMENTO NELLA PROPRIA ESSENZA. Questo è il vero significato di essere spirituale. E’ solo da quel momento che cominciamo ad emanare il nostro suono. Ed è un passaggio da cui non torneremo indietro mai più.

 

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condividere l’essenza

 

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In questo momento storico stiamo attraversando un’apocalisse (= rivelazione). In particolare è il momento della rivelazione di noi stessi.

E’ un passaggio in cui lasciarsi indietro gli schemi obsoleti diventa più facile: per questo ognuno di noi si ritrova, puntualmente, di fronte tutte le situazioni non risolte che si porta dietro. Vengono amplificate, per poter essere riconosciute e trasformate (cioè lasciate andare).

Ed ecco perché essere spirituale, e successivamente raggiungere la trascendenza, è una questione di creatore interiore, non esterno. Si tratta, sostanzialmente, di intraprendere un grande viaggio,  per incontrare la profondità di noi stessi.